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«Quante stelle sotto il cielo di Hollywood». Gli Oscar di Andrea Mingardi

Notizia pubblicata il 05 marzo 2008



Categoria notizia : Spettacoli


Andrea Mingardi é stato protagonista di un concerto a Los Angeles per l'Italian Academy Awards Nominees nei giorni che hanno preceduto la cerimonia degli Oscar. Il musicista é stato anche premiato per il suo disco "Tribute to the Genius" dedicato a Ray Charles. Ecco il suo diario di viaggio tra ironia ed emozione.

LE STAR erano lì, di fronte a me. Il Chinese Theatre di Los Angeles, gremito in ogni ordine di posti, presentava prime file di tutto rispetto. L'organizzazione dell'Italian Academy Awards Nominees non aveva badato a spese per celebrare i nostri nominati in odore di Oscar. Nel corso delle serate si era permessa di presentare "uccelli" del livello di Stallone e Steven Seagal, di Lindsay Loan e Terry Gilliam. Ma adesso toccava a me. Pascal Vicedomini per introdurmi al pubblico americano aveva invitato sul palco il grande produttore discografico Umberto Gaticha.

Pregatolo di dire due parole sul sottoscritto, Umberto (si vede che a Hollywood userà  così) nei miei confronti non aveva lesinato nè i "great" nè i "wonderful". Mammamia! Nei giorni precedenti, scarrozzato in giro per L.A. dal mitico Franco Nero - scopo una full immersion nel mondo del cinema -, avevo conosciuto nella sua villa di Beverly Hills un mostro sacro: Paul Mazursky. Uno storico regista che oltre ad aver cementato un'amicizia con Fellini, Visconti e De Sica padre, ha scritto e diretto film come Stop a Greenwich Village e Storie di amori e infedeltà . Sì… una robina così!

Gli ho portato in regalo il mio cd Tributo a Ray Charles e lui, amante del blues, mi ha ricompensato con frasi… irripetibili. Non insulti, eh? Stare vicino a un artista del genere e parlarci come fosse un amico mi ha fatto pensare che più uno é grande e più é aperto a qualsiasi tipo di rapporto. Il giorno dopo, la visita al castello di Hugh Hefner, l'inventore di Playboy, ha rappresentato la ciliegina sulla torta. In giardino, anzi nel bosco di proprietà  dell'ottantenne amante del gentil sesso, oltre a uno zoo tropicale vagava una fauna femminile da perdere la testa. Decine di splendide fanciulle in costume da bagno in attesa di fare servizi fotografici. Praticamente il paradiso dei maschi.

MA QUESTA ENORME città  di oltre quindici milioni di abitanti e trenta milioni di auto immatricolate, ad ogni angolo ci tiene a ricordarti che gran parte della storia del cinema é saldamente là . Oltre alla celebre scritta "Hollywood" che campeggia sulla collina, te lo conferma con gli Universal Studios che puoi visitare grazie a un trenino. Te lo sottolinea con enormi manifesti cinematografici promozionali sui quali aggettivi tipo "exciting" e "fabulous" si sprecano. Lo evidenzia con le miriadi di negozi souvenir che in vetrina sciorinano ogni tipo di Oscar. Qui, il passato é vivissimo e coccolato da tutti. Davanti al Grauman's Chinese Theatre la gente si ferma come fosse in pellegrinaggio. Le impronte nel cemento delle mani di Marilyn Monroe e Sophia Loren emozionano quanto quelle di Clark Gable e Jack Nicholson.

A pochi passi dal Chinese: il Red Carpet. Il tappeto rosso sul quale la domenica successiva sarebbero transitate tutte le più grandi star del momento. I preparativi fervevano. Stavano montando le tribune, le postazioni delle tv, i maxischermi in cristalli liquidi e i poliziotti facevano le loro fatiche per tenere a distanza i curiosi. Che sensazione esserci! Pensare che da lì a poco su quel mitico palco avrei presentato le più belle canzoni del mio idolo Ray Charles mi faceva salire la pressione. E poi, davanti a quel pubblico! Persone che fanno un lavoro speciale: inventare i sogni che aiutano l'umanità  a vivere meglio.

VENERDàŒ SERA il teatro era esaurito. Superato il primo impatto, cantare é stato come fare l'amore con Scarlett Johansson. Dopo l'esibizione, la cena di gala. Niente di snob, di fashion, di trendy. Gli attori, i produttori e i cineasti presenti erano quanto di più casual si potesse immaginare. Ho salutato Stallone che parla italiano come Biscardi… meglio di Biscardi, e mi sono fermato a fare quattro chiacchiere con quello stangone di Steven Seagal. Dopo la mia performance mi aveva confessato di essere anche lui un bluesman e che in occasione di una sua venuta in Italia avrebbe fatto volentieri un concerto con me e con la mia Rossoblues Brothers Band.

E poi, insieme a Maurizio Tirelli, mi sono seduto a un tavolo… fortunato. Nel ristorante "Trastevere" insieme ai divi di Hollywood c'erano anche tutti i nostri. Michele Placido, escluso dalla nomination finale per soli due punti, Carlo Lizzani supportato da un altro grande, "Citto" Maselli, la strepitosa Lina Sastri reduce da una felice interpretazione nella parte di Anna Magnani, Valeria Marini in gran forma, Federico Moccia con il suo recente successo sotto braccio e tanti altri. Ma quel tavolo me lo ricorderò per un pezzo. Quella sera, quella prima della consegna degli Oscar, la notte delle speranze, ho cenato e chiacchierato con Dante Ferretti e Dario Marianelli.

Non sapevano che avrebbero vinto anche se Franco Nero mi aveva raccomandato: guardati Espiazione. Nel finale c'é un cameo di quella che tutti considerano all'unanimità  la più grande attrice vivente: Vanessa Redgrave, moglie di Franco. Le fantastiche musiche di Dario hanno sbaragliato una concorrenza spaventosa e Ferretti assieme alla signora Lo Schiavo col loro film hanno preso il secondo Award della carriera. Durante la cena un tizio seduto accanto mi aveva ricoperto di lodi esagerate. Non sapevo chi era ma se stava lì scarso non poteva essere. Io ci parlavo col mio inglese "faidaté" e lui sembrava gradire la conversazione. Di cinema ne mastico un po' e su John Ford mi fregano in pochi.

A un certo punto mi si é avvicinato Pascal Vicedomini, il deus ex machina della manifestazione e, sussurrando, mi ha chiesto: " Ma te, sai con chi stai parlando?". "No… ", gli ho risposto candidamente. "E' lo sceneggiatore di Schindler's List e di American Gangster… un vero fenomeno, ha preso più di un Oscar!".

Ecco… vedi? Uno di voi, un bolognese quella sera era lì.
Avrei tanto desiderato che anche mia madre mi vedesse. «Georgiaa… Georgiaa… the all day through…».
(foto by http://www.flickr.com/photos/_fabrizio_/)

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