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La Storia di Riccione

Molte sono le opinioni riguardo all'inizio della storia di Riccione. Alcuni dicono che il suo inizio avvenne nel dopoguerra, altri invece che ebbe origine nel periodo fascista, ma i ritrovamenti rendono nota una storia ben più antica di questi avvenimenti.

STORIA ANTICALa storia di Riccione è molto antica. Presso il Museo del Territorio, sono presenti reperti che risalgono a migliaia di anni fa. La prima colonizzazione di Riccione avvenne nel III secolo a.C., quindi unificata sotto “l'ombrello della romanità”.
Informazioni interessanti ci giungono dal Codice Bavaro (ovvero un registro di concessioni territoriali avvenute nei primi anni del 800, dove per la prima volta viene fatto riferimento alla località Arcioni. Inoltre sempre il documento parlava della pieve di San Lorenzo, e quella di San Martino (che attualmente sarebbe Riccione paese).
Nell'anno 1371 invece Riccione arriva ad avere ben 2 nuclei abitativi, con 13 e 26 fuochi, mentre nel 1564 non si rilevano fuochi.
A Riccione il periodo medioevale è turbolento, con guerre e calamità, ma si pensa che verso la Flaminia si sia posto un nuovo nucleo abitativo, verso la metà del 18° secolo. Un ulteriore censimento viene rilevato verso il 1700, e sono 850 le persone registrate, e la maggioranza di questi è stabilita verso la chiesa di San Martino (Riccione paese).
Nella metà del 1800 invece si ha un aumento dei cittadini, che complessivamente ammontano a 1850. A quel tempo la situazione dei riccionesi era tutt'altro che rosea, anzi, risulta che vivessero in uno stato di notevole arretratezza. L'agricoltura era il punto di forza di questa città, anche se in piccola minoranza si notavano anche alcune attività di pesca. A quel tempo il tasso di analfabeti era quasi totale, e le abitazioni erano al limite del vivibile, strade, luce, fognature sono solo un miraggio.
Solo qualche decennio più tardi invece tutto è cambiata, cominciano a vedersi cartoline, manifesti pubblicitari e guide turistiche, Riccione diventa una delle zone più conosciute in tutta Europa per il turismo, ma vediamo cosa contribuì al rapido sviluppo di questa graziosa cittadina.
RICCIONE VERSO L'AUTONOMIAQuello che ha fatto da rampa di lancio per lo sviluppo della città di Riccione è stata la sua autonomia comunale, ottenuta nel 1922. Ottenere l'autonomia come Comune e stato frutto di un duro lavoro di sviluppo economico, ma anche un punto di partenza per concretizzare nuovi risultati. Ma per vedere lo sviluppo rapido che ha preceduto il '22 bisogna fare un passo indietro nel passato.
Vero gli inizi del 1800 già era molto diffusa la conoscenza di quanto bene facessero i bagni al mare (in modo particolare anemia), infatti nel 1827 Viareggio è stato il primo stabilimento Balneare a tutti gli effetti. Da quasto momento in pio comincia a diffondersi la cultura della “vacanza”. A quel tempo Riccione non era assolutamente in grado di essere autonoma, dato che dipendeva quasi totalmente da Rimini.
Un punto a favore di Riccione fu la ferrovia (costruita nel 186) che passava proprio a Riccione, con relativa fermata. Questo permise a Riccione di poter accorciare le distanze con il comitato per gli ospizi marini, in accordo con Bologna. Grazie a questa convenzione, i riccionesi cominciarono a ospitare (nelle proprie umili case) i primi bambini scrofolosi. La soluzione di venirsi a curare a Riccione era certamente più economica rispetto a realtà più conosciute nel territorio.
L'accoglienza fu un vero successo, al punto che i primi storici imprenditori di Riccione, in poco meno di un anno realizzarono i primi ospizi veri e propri, come ospizio Amati-Martinelli e l'ospizio Romagnolo. Da questo momento si ha il via per la ricerca dell'indipendenza.
Grazie alla presenza di buon personale medico e a questi nuovi ospizi, la fama di questa città crebbe notevolmente, al punto di raggiungere anche la media borghesia (Emiliana). A questo punto Riccione comincia a diventare un terreno buono per costruire le residenze estive della Borghesia.
Tra i pionieri dello sviluppo turistico ricordiamo Conte Marinelli, che aveva come sogno quello di trasformare Riccione in una della località principali per il turismo, con ville immerse nel verde, ma strade ampie. Nel 1880 prende vita il primo piano regolatore, e cominciarono a piantarsi alberi e segnare vie. In seguito Riccione prenderà il nome di “Città Giardino”.
Più di una decina di ville di forestieri potevano vedersi nel 1885, tra cui quella della Signora Ceccarini, del Prif. Manfroni e del Prof Pullé.
Il primo albergo aperto da Manati Sebastiano viene aperta nel 1901, e nel 1905 le ville avevano raggiunto già la quota 200. Tuttavia il turismo era ancora incentrato sulla salute, e i servizi erano molto spartani.
A Riccione vennero a galla le prime forme di attività turistiche, e nel giro di pochi anni queste stravolgono la fisionomia di Riccione. La parte del paese, poco a poco comincia a perdere il suo valore centrale, mentre la parte tra la stazione e il mare comincia a diventare la parte più vissuta e richiesta. Anche se il turismo è attivo i servizi continuano ad essere assenti.
Ci sono alcuni tentativi volti a migliorare le condizioni dei riccionesi. Dalla fine del 800 a Riccione è attiva la cosiddetta società del Mutuo soccorso, con tanto di assistenza e pensione. Subito dopo nasce la Pietro Sghedoni, società di soccorso per i Marinai.
Tra le persone che contribuirono allo sviluppo della città spicca Maria Borman Ceccarini, che dona alla città il meraviglioso giardino d'infanzia, che fu inaugurato nel 1891 e l'ospedale. Per la costruzione del porto canale presta i soldi senza interessi, sbloccando definitivamente la pesca a Riccione, impedita dall'assenza di un porto canale. Ora Riccione aveva tutte le carte in regola per poter essere autonoma.
RICCIONE DIVENTA AUTONOMA
Verso i primi del 1900 Riccione era un centro balneare in piena regola, essendo anche considerata una delle località più “in” di tutta Italia. Ora il prossimo passo era quello di ottenere una più spiccata autonomia, staccandosi quindi da Rimini.
Quello che spinse Riccione a ottenere l'indipendenza era il fatto che il centro decisionale era troppo lontano, inoltre l'assenza di chi potesse prendere decisioni nel territorio, a volte a recato qualche problema con la borghesia.
Nel 1905 nasce la “Pro-Riccione”, fondata da Felice Pullé, Ausonio Franzoni e Sebastiano Amati. Con questa associazione si cercava inoltre di risolvere anche questioni della vita di tutti i giorni.
Il 1910 invece è l'anno in cui viene scritta una petizione firmata dalla quasi totalità dei riccionesi, presentata al Mistero degli Interni per essere riconosciuti come comune autonomo.
Dopo quell'anno le cose si complicarono parecchio, a causa della prima guerra mondiale, e del terremoto del 1916. Queste tragedie paralizzarono Riccione e i suoi sogni. Dopo l'Italia non solo Riccione, ma tutta l'Italia era stata lasciata in condizioni pessime. La disoccupazione e la crisi economica era dilagata in tutto il paese.
Il processo di autonomia non si fermò comunque, e a realizzare il sogno dei riccionesi fu la giunta socialista Riminese Clari. Il sindaco Riminese riconobbe i motivi per cui questo paese desiderava essere autonomo e all'unanimità in consiglio approvo la richiesta di autonomia, nel 1921. Certo l'autonomia non poteva essere rinviata, data la sua palese capacità di poter gestire tutte e problematiche di una città.
Intanto si era sviluppata l'industria sia della pesca che dell'edilizia. Artigiani e Commercianti erano presenti su tutto il territorio. Riccione nel dopoguerra faceva fronte già con 20000 turisti all'anno, diventando il centro dell'economia del circondario.
Nel 1922 giunge finalmente (nel 22 di ottobre), un decreto ministeriale con l'approvazione della richiesta di autonomia.
LE PRIME ELEZIONI RICCIONESI
Essendo pienamente autonoma, Riccione fissò le prime elezioni per il 14 ottobre 1923. A vincere le prime elezioni fu Silvio Lombardini, che diventò il primo sindaco della Città.
Le opere di Lombardini furono quelle di creare strade, scuole, ponti, impianti elettrici e ponti. Nelle case dei riccionesi arrivò anche l'acqua potabile. Il mandato di Lombardini fu tra il 1923 e il 1928. Anche se Lombardini dovette ricevere la tessera del partito fascista, il suo rapporto con il fascismo non era per niente idilliaco. Nel corso del tempo seppe mantenere coraggiosamente la sua posizione contro le ideologie fasciste.
RICCIONE DURANTE IL FASCISMO
L'ammodernamento della città prosegue imperterrito, con il miglioramento della città, abbellimento, decori e costruzione di alcuni simboli storici della città, come il Grand Hotel (1929) e il Palazzo del turismo (1938). Il '27 invece fu l'anno in cui Riccione e Rimini hanno inaugurato il tram che collega le due città.
Il lavoro a Riccione era organizzato molto bene, dato che nei contratti di lavoro risultavano anche brevi ferie retribuite. Questa era una novità per l'Italia, che lentamente si propago in tutta la nazione, per molti tipi di lavoro. Il mare di Riccione era letteralmente diventato una moda, sia la radio, che i giornali pubblicizzavano questa zona balneare, incrementando notevolmente le visite nella città.
Non pochi benefici per la città è stata la scelta da parte di Benito Mussolini di Riccione come sede delle sue vacanze estive. Questa vicina successione di eventi (dalla ottenuta autonomia, fino alla venuta di Mussolini) fece nascere il luogo comune che Riccione ebbe l'autonomia con il patrocinio del fascismo, ma come abbiamo visto le cose non sono andate così.
Benito Mussolini passa i suoi fine settimana a Riccione, atterrando da Roma con il suo idrovolante Savoia-Marchetti (trimotore). Spesso si poteva anche vedere la nave “Aurora” di Mussolini.
Mussolini da un'idea molto atletica di se, svolgendo tutte le attività tipiche che il regime voleva far passare come “Vacanza Modello”. Il fatto che il capo del governo decida di passare il suo tempo libero a Riccione fa si che molti giungano a Riccione non solo da tutta la nazione, ma anche da tutto il Mondo.
Con cartoline, immagini e filmati Luce, Mussolini per la prima volta veniva ritratto nella vita di tutti i giorni, per imporre l'immagine di “Idolo Dittatore”, e aumentare la quantità di leggende che correvano su di lui.
Il successo di Riccione dopo l'autonomia avvenne grazie alle attività di propaganda volte ad attirare turisti. In poco tempo la vacanza perfetta (nella mente dell'italiano) era la vacanza che si svolgeva a Riccione. La città non puntava esclusivamente ad un turismo popolare (come Rimini per esempio) ma tutte le classi sociali potevano godersi questa città.
Nel 1937 furono ben 41mila i turisti, segnando l'affluenza più ampia mai registrata prima del conflitto mondiale. Ora le Ville erano diventate 1300 per non parlare di quasi un centinaio di attività commerciali e alberghi.
Riccione prima di essere autonoma presentava ancora un tasso elevatissimo di analfabeti (quasi il 39% nel 1911), superiore a tutti i comuni limitrofi. In seguito alla ottenuta autonomia, Riccione riuscì ad abbattere questo tasso (in 40 anni) fino al 7,53%, risultando anche più alfabetizzata di Rimini Cattolica e San Giovanni.
L'autonomia di Riccione ha giovato anche sul piano culturale

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