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Casa Panzini

La Casa Rossa é un edificio a due piani più uno interrato. Fu la casa per l'estate della famiglia Panzini e divenne luogo di incontro per gli amici e i letterati ma per lo Scrittore fu anche punto di osservazione privilegiato di quel mondo rurale che confluì nella sua narrativa.

Sull'ingresso principale il Comune di Rimini fece apporre nel 1949 una lapide per onorare l'autore della Lanterna di Diogene, che reca questa scritta: "Dal sole, dal mare, dal vento / ispirato / Alfredo Panzini / scrisse in questa casa / pagine umane che il tempo / non disperderà ".

Casa Panzini Bellaria

Su tutti e quattro i lati della casa vi erano incastonate delle ceramiche (molte rovinate, alcune asportate) con i titoli delle principali opere di Panzini. Sul lato Est, verso la ferrovia, c'era il pozzo e proseguendo per un sentiero si arrivava alla dependance della casa che serviva per gli ospiti.

Un parco giardino con vegetazione mediterranea circonda anche oggi la casa, mentre al di là del fossato si estendeva il piccolo podere di Finotti. La casa colonica, la stalla del cavallo, la rimessa per il calesse erano gli altri elementi che componevano la proprietà Panzini di Bellaria.

Al piano terra vi erano la sala da pranzo e il soggiorno. L'arredo originale era costituito da un ampio tavolo di acero e da poltrone poste vicino all'ingresso secondario che dava sul giardino. Il mobile appoggiato alla parete di sinistra rispetto all'ingresso, nascondeva un piccolo montacarichi per le vivande, fatte salire dalla cucina che si trovava nell'interrato.

Casa Rossa

Soffitti e pareti della sala e degli altri ambienti, hanno decorazioni "a secco" di sapore liberty e decò. Al primo piano, nella stanza più ampia, c'erano lo studio e la camera da letto di Panzini. La libreria occupava l'angolo a sinistra della porta, vi erano poi un bellissimo cassettone a ribalta, un letto a barca, la scrivania, la poltrona ed altri elementi di arredo.

Casa Rossa Panzini

CRONISTORIA DI UNA CASA ROSSA

1905
Alfredo Panzini acquista il terreno agricolo con il sovrastante fabbricato rurale il 10 dicembre da Elisa Trenthardt, vedova Mejer (l'atto di compravendita del notaio Nori reca la data del 28.12.1909), di complessivi 17.384 metri quadrati. E' a ridosso della linea ferroviaria Rimini-Ravenna, in prossimità del mare ma anche a contatto con la campagna.

1929
Alfredo Panzini dona il terreno e il fabbricato ai figli Piero, Emilio e Matilde.

1930
Il 12 giugno Piero, Emilio e Matilde ampliano la proprietà acquistando un terreno agricolo confinante di mq. 3810.

1931
I figli di Panzini acquistano altri 2000 mq. circa di terreno agricolo adiacente (del quale, nel 1961, cedono una piccola parte alla società elettrica romagnola).

1971
Con atto di vendita del notaio Ferri, il 26 febbraio 1971 i figli di Alfredo Panzini cedono a Franco e Osvaldo Vannucci circa 1500 mq. di terreno acquistato nel 1931.

1972
I figli di Panzini vendono 16.927 mq. di terreno alla Società Immobiladria.

1973
I figli dello scrittore cedono un'ulteriore fetta di terreno a Immobiladria.

1976
Il 7 giugno anche la Casa Rossa ed un'area circostante di 5050 mq. vengono venduti da Piero, Emilio e Matilde Panzini a Immobiladria.

2001
La Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini e il Comune di Bellaria Igea Marina il 29 settembre 2001 sottoscrivono una convenzione grazie alla quale la dimora estiva dello scrittore potrà diventare patrimonio pubblico. Proprietario ne sarà lo stesso Comune di Bellaria Igea Marina cui la Fondazione Cassa di Risparmio ha concesso un miliardo e mezzo di contributo. Si tratta di una cifra rilevante che, in buona sostanza, servirà al Comune per chiudere la trattativa in corso da lungo tempo. Gli oneri per la ristrutturazione saranno invece a carico del bilancio comunale. Erano vent'anni che il Comune tentava di venire in possesso della "Casa Rossa sulla ferrovia". Ostacoli di diversa natura hanno sempre impedito la conclusione dell'operazione.

2004
Il Comune nel dicembre del 2004 diviene proprietario dell'intero complesso panziniano.

2005
La Giunta Comunale approva il progetto definitivo-esecutivo del Restauro della Casa Rossa.

2006
Il 1° marzo partono i lavori di ristrutturazione e dei restauri della casa, diretti dall'Arch. Maria Giovanna Giuccioli. Il 15 dicembre 2006 apre la "Casa Rossa". àˆ aperta al pubblico durante la stagione estiva. Ospita mostre ed eventi culturali.

Alfredo Panzini nasce a Senigallia l'ultimo giorno dell'anno del 1863 da Emilio (medico riminese) e Filomena Santini, marchigiana di nascita ma romagnola d'origine. Frequenta la prima ginnasio a Rimini nel 1873 e l'anno dopo entra nel convitto Foscarini di Venezia, dove rimane fino al 1881 terminando gli studi liceali.

Nel 1882 si iscrive all'Università di Bologna, facoltà di lettere, dove é allievo di Carducci e di Francesco Acri, conseguendo la laurea al termine dei quattro anni regolamentari. Nel luglio del 1890 sposa a Parma Clelia Gabrielli, da cui avrà quattro figli: Umberto (che morirà a dieci anni, nel 1910: a lui sono dedicate le Fiabe della virtù), Emilio, Piero e Matilde.

Dal 1886 inizia la sua lenta e laboriosa carriera di insegnante, prima nei ginnasi di Castellamare di Stabia e di Imola, poi al ginnasio Parini (1888-1897) e al Politecnico di Milano (1897-1917), infine a Roma dal 1918 al 1924. "E' una convivenza di circa quarant'anni con la scuola", scrive Giorgio De Rienzo, "che lascerà un'impronta indelebile nella stessa scrittura panziniana".

Alfredo Panzini

Coltiva letture legate ai grandi classici, ma anche a personaggi minori della nostra letteratura: Boiardo, padre Brescianini, Monaldo Leopardi, Emilio Praga, De Marchi, ma soprattutto Pascoli, Porta e Carducci, che appare a Panzini come "l'ultimo dei classici".

Anche se oggi é quasi impossibile trovare libri di Panzini al di fuori delle biblioteche e dei mercatini antiquari, va detto che lo scrittore fu, ner i primi decenni del ‘900, un vero best-seller. Fra il 1939 e il '50 Mondadori pubblicò in tre grossi volumi un'ampia scelta delle sue opere, inserendoli in una collana di grande prestigio, "Omnibus" (nella quale saranno pubblicate anche le novelle e i romanzi di Pirandello, Grazie Deledda, e poi Via col vento della Mitchell, …) dedicata ai "classici moderni di gran consumo", rivolta ad un vasto pubblico.

Panzini comincia a scrivere tardi. Il suo primo libro di narrativa lo pubblica nel 1893, all'età di trent'anni, ed é "Il libro dei morti". Tre anni dopo appare la sua seconda raccolta di racconti. Bisognerà attendere parecchi anni perchè Panzini passi da "oscuri editori" al "grande editore" Treves, col quale pubblica la prima raccolta di novelle nel 1901.

La collaborazione con Treves inizia nel 1896 con la prestigiosa "Illustrazione italiana" (una sorta di Panorama o L'Espresso dei nostri giorni) sulla quale Panzini scrisse regolarmente per diversi anni. Fra il 1898 e il 1905 lo troviamo tra le firme de "La Vita Internazionale", una tribuna di confronto libero e civile fra intellettuali di ispirazione, competenze e generazioni diverse: Pareto, Lombroso. Ada Negri, Angelo Cespi. Nel 1901 inizia a collaborare con la "Nuova antologia", poi la "Voce", nel 1917 il "Resto del Carlino", il "Giornale d'Italia" e nel 1925 il "Corriere della Sera", chiamato da Albertini, forse a seguito del successo ottenuto con il romanzo Il padrone sono me!

E' una collaborazione che Panzini manitiene sino al momento della morte (1939) firmando tre articoli al mese: dalla novella breve ai racconti di viaggi o alle divagazioni storiche, fino alle celebrazioni di centenari. Il successo di Panzini scrittore arriva con Le Fiabe della virtù, nel 1911, quando ha quasi cinquant'anni. Scrivono su di lui Emilio Cecchi e Renato Serra, oltre a tutti i più bei nomi della critica. Del 1929 é anche la nomina ad Accademico d'Italia.

" E' netta l'impressione dell'uomo arrivato, che può scrivere su giornali e riviste a piacer suo, che é invitato a collaborare per strenne e numeri unici, che inaugura e commemora, che va in giro per conferenze, la routine di chi non deve cercare più le occasioni, ma, se mai, se ne deve difendere", scrive Giuseppe Petronio. Significativo il giudizio di Prezzolini (1923): "L'uomo nuovo di questo periodo (ma nuovo tuttavia perchè soltanto ora capito dal pubblico) é Panzini".

I suoi romanzi vengono tradotti in russo, olandese, spagnolo, oltre che nelle più importanti lingue europee. "Io cerco moglie" ottiene anche una trasposizione teatrale, e va in scena a Parigi a cura di Mario Bellotti (pseudonimo Renato Maribel). In occasione dell'uscita in America dello stesso romanzo, il London Times scrive che "Panzini é il più grande novelliere italiano dopo il d'Annunzio ed é il solo che possegga quel fine humor difficile ad analizzarsi e più frequente nello spirito anglosassone che nella mente latina".

Diventa famoso, alla moda, i critici "compravano e discutevano ogni suo libro, come - fino a qualche ano fa - si faceva con Moravia e Pasolini", spiega ancora Petronio, che fornisce anche una chiave di lettura del successo di Panzini: "Panzini offre un mondo piccolo-borghese, quello al quale il lettore appartiene, ma glielo impreziosisce con quel suo linguaggio che fa pensare a chi legge che é colto anche lui…. Umberto Eco adatta la ricetta ai tempi nuovi, offrendo sullo schema del "giallo", il fascino del Medioevo, dei contrasti teologici, delle grosse dispute culturali: il lettore medio se ne sente gratificato, si diverte ma pensa di divertirsi degnamente, come non farebbe con Simenon o con Agatha Cristhie". Inoltre, " Panzini sa scrivere su uno o più registri e usa l'uno o l'altro a seconda che voglia fare letteratura, giornalismo, arte o letteratura amena".

Alfredo Panzini bELLARIA

Un altro aspetto che spiega il suo incontro col pubblico "é la consonanza ideologica: tra l'industrialismo che avanza, le macchine che irrompono nella vita dell'uomo, il proletariato che si organizza spaventando, e la guerra, la rivoluzione sovietica, i futuristi…la gente comune non doveva più capirci niente, doveva essere naturalmente smarrita, goderselo quel suo mondo nuovo per i tanti suoi aspetti comodi e allettanti, ma rimpiangendo pure il passato, le buone cose di pessimo gusto, il vecchio caro mondo di ieri. A questa gente comune della strada Panzini appartiene; é uno di loro, sente come loro."

Sicuramente pesa nell'oblio di Panzini a partire dagli anni 70, la decisa stroncatura compiuta dalla triade Gobetti, Croce e Gramsci (suo il "Panzini negriero"). Il primo ha isolato lo scrittore della "Casa Rossa" all'interno della provincia romagnola fascista: "Un filosofo romagnolo non si può accettare se non commensale". Dove "romagnolo" diventa nell'intellettuale antifascista Gobetti, un aggettivo dequalificante perchè associato fisicamente alla persona del Duce.

Panzini merita di essere definitivamente abbandonato? "Credo che un atto di giustizia sia dovuto a Panzini: leggiamolo. Sono convinto che la stragrande maggioranza, la quasi totalità dei lettori italiani non l'ha letto per niente. Quindi si tratta di leggerlo. E' un invito che prima di essere rivolto ai lettori deve essere rivolto agli editori, perchè se gli editori non ce lo danno, é chiaro che noi non lo leggiamo…" (Giuliano Manacorda nelle conclusioni al Convegno "Alfredo Panzini nella cultura letteraria italiana fra ‘800 e ‘900"). Panzini muore a Roma nella sua casa di via Giuseppe Avezzana, il lunedì di Pasqua dell'anno 1939. La sua tomba e quella della moglie Clelia, si trovano nel cimitero di Canonica (Santarcangelo di Romagna), mentre i figli riposano nel cimitero di Bellaria.

Casa Panzini - "La Casa Rossa"
Bellaria Igea Marina - Cagnona
via Pisino
Tel. 0541 343746
g.gori@comune.bellaria-igea-marina.rn.it
http://www.comune.bellaria-igea-marina.rn.it/alfredopanzini/index.htm
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