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Basilica San Giovanni Battista

Basilica San Giovanni Battista: La Basilica é molto antica, anteriore al IX secolo. Fu demolita e rifatta come la vediamo oggi nel 1683 dall'architetto Pietro Grossi. Il campanile del sec. IX ha due ordini di ampie monofore sormontate da bifore e trifore. All'interno della Basilica é esposto in mostra permanente un presepe artistico napoletano.

Un angolo morto di Ravenna, una piazzetta, una chiesa: per i nostri pittori, un grazioso acquerello, se non li avesse preceduti, ornandone un libro inglese molto diffuso, il sig. Arnaldo Sund. Ma c' é sempre tempo per correggere, con italiana fedeltà , certi convenzionalismi dell'artista d'Oltralpe.
San Giovanni Battista. La facciata, coi tre portali, con le lesene dal forte aggetto, il frontone doppio e i rampanti a curve convesse, é barocca, e fu costruita nella prima metà del sec. XVII, Le sta accanto il campanile cilindrico, che si slancia con la sua guglia aguzza, ed é il piccolo sovrano della regione. Tutto il resto della fabbrica, meno l'esterno dell'abside, é rifacimento della seconda metà del sec XVII, da cui la forma basilicale uscì per sempre sconciata. Le colonne, di greco, di bigio, di cipollino e di paonazzetto, furono degradate abbinandosi o internandosi nei pilastri; grandi arcate e volte, stucchi di sapore accademico e un pesante cornicione le scavalcarono; un largo transetto s'incrociò con le navate; l'abside si risolse in un tema piuttosto freddo di lesene e costoloni. Eppure il complesso non fu senza effetto, massime quando la cupola, che raccorda i nuovi ritmi architettonici, si coprì delle vivaci e sgargianti pitture di Francesco Ferrari, sulle quali il tempo nulla ancora ha potuto. E' quel colore «forte e durevole» per cui la loda il Lanzi, il quale nota altresì il «rilievo tanto grato in queste operazioni», e il «saper dipingere istorie assai propriatamente». I fasti carmelitani sono espressi, fra un'immensa profusione di elementi decorativi (balaustre, encarpi, vasi ecc.) con una straordinaria potenza di sentimento cromatico. Ogni scomparto é un quadro con belle prospettive, respiranti orizzonti, solenni figurazioni: Elia che si aderge al cielo sul carro di fuoco, la B. V. del Carmine che consegna lo scapolare a San Simone Stock, la beata Giovanna da Tolosa, e via via i Santi e le Sante, i Papi e i Martiri dell'Ordine coronati dagli angeli.

Il resto é a tinta neutra, giallina e azzurrina. Ma l'occhio si ferma volentieri sulle ancone dorate delle cappelle laterali, cerca le pale dei Barbiani e di Francesco Longhi, raccoglie le note accese dei marmi che formano l'altar maggiore e dividono il presbiterio dal coro, avanzo, ahimè, di una certa segatura di colonne che richiama Francesco Buonamici, quando ridusse a fette le colonne e i capitelli della Metropolitana. Vasta, ariosa e nobilmente decorata é, ad una estremità della nave trasversa, la cappella Gamba Ghiselli, che ostenta quattro magnifiche colonne di verde antico. E poi vi sono i due bizzarri monumenti di quella famiglia, con la figura ghignante della morte che tiene, come lenzuolo funebre, le epigrafi commemorative. Un capriccio secentesco: e tutti si pensa ad una famosa scultura del Duomo di Faenza. Il paliotto dell'altare di questa cappella é una specie di «opus sectile», ricchissimo, di pietre dure, diaspri, agate, onici, corniole, lapislazzuli, ecc., intarsiate in modo da rappresentare fiori, uccelli, farfalle, vasi, tralci, nastri, candeliere, mascheroni, disegni fantastici e immagini di santi. Nelle fiancate, l'arma della famiglia Gamba. Ma i bei colori e il relativo pregio hanno attratto, in varii tempi, l'unghia e lo scalpello dei ladruncoli vandalici, e parecchie incrostazioni mancano. La figura della Vergine e uno dei due stemmi son quelli che hanno sofferto di più.

Molte altre cose vi sarebbero da rilevare; ma perchè le descrizioni anche minute non danno mai l'idea adeguata, ci basti ricordare il bassorilievo dei Magi, un marmo cristiano non ravennate, che chiude il ripostiglio nel quale si trovavano le reliquie dei Santi Quirico e Giulitta, trasferite dal 1740 in altra parte della chiesa. V'é in questo bassorilievo un nudino di bimbo ottenuto con pochi tocchi e veramente delizioso. Ma nemmeno é da passare sotto silenzio, nella cappella Spreti, sovraccarica di stucchi, l'affresco rappresentante la Madonna col Bambino, della seconda metà del sec. XIV, che, scoperto nel 1596, diede luogo ad una particolare devozione.

Ma la chiesa primitiva quando fu edificata? Bisogna anzitutto eliminare un errore che é stato ripetuto anche recentemente, quantunque confutato da lungo tempo. La chiesa di San Giovanni Battista non fu eretta da Galla Placidia, e nemmeno vi ebbe parte quel Baduario il cui nome, ricordato da Andrea Agnello, si leggeva forse in un'antica epigrafe. Si é confuso il piccolo San Giovanni Battista, che sorgeva nella regione imperiale del V secolo, fra gli altri sacelli placidiani, e che, per esservi stato sepolto San Barbaziano, si chiamò più tardi «sanctorum Iohannis et Barbatiani», si é confusa, dicevamo, questa chiesuola con la maggiore, dal medesimo titolo. Il ritrovamento di marmi e tessere musive in una casetta vicina avvalorò l'errore, facendo credere che qui ci fosse addirittura il palazzo di Galla Placidia! Dobbiamo invece, come fu già fatto, identificare il nostro San Giovanni Battista col San Giovanni ad naviculam menzionato in un papiro del periodo bizantino. Ma che c'entra la navicula? Come c'entri, lo si vede subito, quando si ricordi che dal mille in poi San Giovanni Battista é chiamato super o prope o iuxta flumen Padennae, con tutte le varianti formali a cui può dar luogo l'appellativo. Il primo documento, che é del 1001, dice appunto così: «Prope S. Severinum, fluvium Padennae et plateam publicam quae pergit ad portam Guarcinorum Ravennae in regione S. Joannis Baptistae». (La porta Guarcinorum, come ognuno sa, é la porta di San Vittore, e San Severino é la casa Borghi-Cusatelli, nella quale si notano ancora alcuni avanzi dell'antico). Davanti a San Giovanni Battista scorreva il Padenna; e lì non c'era il ponte, ma c'era la barca del traghetto, col «passatore» finchè il flumen diventà³ un flumicellum, e poi si prosciugà³ e fu ricoperto.

L'importanza di questa chiesa é segnata da diversi fatti. Dava, come abbiamo visto, il nome a una regione o guaita. Aveva un chiostro e un portico anteriore, cioé l'atrio. Aveva la sua cimiliarchia, e spesso le carte parlano della sua opera e del suo laborerium. Dal sec. XII la ressero, dipendendo dall'arcivescovo, fino a cinque preti e chierici servientes, (due o tre sacerdoti, un diacono e un suddiacono), che poi figurano col titolo di canonici.
Nel 1290 c'é un atto curioso. I beni di San Giovanni Battista in villa Santerno sono stati armata mano occupati da potenti (non si dice quali, ma la cosa odora di polenta lontano un miglio), e i canonici non possono ricuperarli. Perciò Aldobrandino, «cantore della chiesa ravennate», cioé del Duomo, e, dunque, canonico di San Giovanni Battista, e gli altri canonici o rettori, consenziente l'arcivescovo, ne danno a livello la metà a Lamberto da Polenta (furbi), con l'onere di difendere i beni presenti, e ricuperare gli usurpati. Più tardi i beni della chiesa si accrebbero di donazioni polentane.

Nel 1249 vi fu ospitato San Pietro Martire, che vi fece un miracolo. Non volendo i canonici sonare le campane per la predica del santo, perchè faceva molto freddo e nevicava, e nessuno sarebbe accorso, e solo dietro le sue insistenze essendosi indotti a prometter di sonar la mattina dopo, accadde che sul campanile si vide ardere, per tutta la notte, una grossa fiaccola accesa. E' la solita fiaccola domenicana, che accompagna le gesta dei Santi dell'Ordine.

C'erano, nel piazzale, quattro arche marmoree, fra le quali la bellissima di Pier Traversari. E' noto che, scoperchiandola nel 1501, vi si trovò il corpo di lui, con un'epigrafe greca, che dimostra anch'essa come dall'età bizantina si conservasse in Ravenna un rivolo di coltura greca sboccato poi nella tradizione umanistica.
Nel 1408 si stabilirono in San Giovanni Battista i padri Carmelitani, per concessione dell'Arcivescovo Giovanni Meliorati e istanza di Obizzo da Polenta. Fra gli altri patti, vi fu quello di mantenervi la cappella parrocchiale di San Clemente, titolo che ancora permane.

I Veneziani li protessero. Il Podestà e il comune di Cervia concedettero loro di ufficiare la chiesa di Santa Maria del Pino, costruita nel 1484 circa.

I Carmelitani, si sa, furono poi soppressi con le altre corporazioni nel 1798. Ora hanno riavuto la loro chiesa. Sono tornati, dopo 130 anni. Hanno trovato la chiesa ancor tutta carmelitana, con gli stessi quadri, col pulpito, gli stalli del coro, i mobili della sagrestia. Sì, il tempo é andato un po' «d'intorno con le force». E non il tempo soltanto. Ma San Giovanni «delle catene» (era chiamato così, perchè la «palata» era congiunta da varie catene di ferro), ma San Giovanni «della cipolla» (é ancora chiamato così dalla fieretta del giugno, che confonde l'odore della lavanda con le graveolenti cipolle), ma il mio San Giovanni, che mi accolse giovinetto, e ogni mattina mi richiama al lavoro con le voci delle sue campane, ha già preso, in solo un anno di residenza dei reduci carmelitani, un aspetto decoroso. Quanto son già riusciti a fare, questi cari frati! Che grande costruttrice, anche materiale, la fede!

San Giovanni aveva, in passato, un privilegio: quello di esigere, per la festa del santo, un tributo di cera da tutte le «arti» della città e contrade. Era una consuetudine che risaliva ai Polentani, in ricordo di certa loro vittoria, e che Francesco Foscari, doge di Venezia, aveva confermato, nel 1441, volendo però che fosse fatta coincidere col giorno nel quale la città di Ravenna era passata «all'ubbidienza del nostro dominio». Trascurato, combattuto, caduto in disuso, quel diritto fu ripreso regolarmente nel sec. XVIII. Si stampavano 500 biglietti, che erano dispensati dal piazzaro ai consoli delle arti, e il trombetta pubblicava il bando della cancelleria arcivescovile. Ai renitenti che non pagavano il tributo si applicava la mano regia.

La mano regia non c'é più, e non ci deve essere; ma c'é da augurarsi che i 500 biglietti siano rinnovati dai parrocchiani e dai fedeli, spontaneamente, d'anno in anno.
Per uno, intanto si firma, come rappresentante dell'arte dei letterati acchiappanuvole, anche il devotissimo

Prof. SANTI MURATORI
(Estratto dalla "Rivista Storica Carmelitana", Fasc. III, 1929)

Basilica di S. Giovanni Battista
Via Rossi Girolamo - RA - Località Ravenna
Telefono: 0544 35512
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