Ogni angolo in Sangiovesa, ogni singolo muro, ogni pezzo di soffitto o volta affrescata, ha in sè una storia da raccontare, la memoria di intere generazioni, di un paese e della sua storia.
Così, si entra in Sangiovesa come in un libro di meraviglie e di ricordi; un percorso immaginario che comincia nella bottega delle robe e delle bontà , e Vi conduce alle sette stufe di Tonino Guerra, agli originali editti storici che decorano i muri delle Sale, alle grotte di tufo e alle cantine.
Una "passeggiata" In Sangiovesa, non solo per gustare ma per vedere, toccare e ammirare la vera, genuina terra di Romagna.
La Sala Gallavotti comunica con l'Orto dei Poeti. Una volta adibita a cucina, la sala é stata recentemente recuperata al ristorante. Le donne di casa Gallavotti concorrono ad alimentare l'immagine di una Santarcangelo culla di artisti e Poeti. Segnata dalla passione per la fotografia, la stirpe delle Gallavotti "fotografe in Santarcangelo" comincia con Lucrezia (Santarcangelo, 1822 - 1894). E' lei che apre, intorno alla metà degli anni '60, il primo atelier fotografico del paese. In quegli anni in Italia ce ne sono un migliaio, ma solo 9 sono condotti da donne. Lo studio, situato a fianco dell'abitazione, richiama ben presto la curiosità delle tre figlie di Lucrezia: Prima, Seconda e Pierina. Tuttavia dopo il trasferimento di Prima e la partenza di Pierina, tocca a Seconda il compito di proseguire nell'attività della madre.
Sotto il vano illuminato da un grande lucernaio composto da parimenti di vetro dipinti da Mario Arnaldi su bozzetti di Tonino Guerra, si dischiude l'Orto dei Poeti. Giardino della memoria dedicato ai grandi poeti di Santarcangelo. Alcuni dei loro celebri versi campeggiano sulle pareti, trascritti sulle formelle decorate da Luigi Poiaghi.
E così, scorrevoli, ritroviamo i nomi di Raffaello Baldini (premio Viareggio 1988), Gianni Fucci (premio Lanciano 1989), Tonino Guerra (premio Pasolini 1988), Nino Pedretti (premio Romagna 1980) e Giuliana Rocchi.
La Soglia di Papa Ganganelli introduce alle sale del ristorante. La sua splendida volta a crociera, che scende dolcemente fino al terreno, conserva intatte suggestioni di un passato profumato" di semplicità .
Ombre e luci si armonizzano in contorni soffusi. Angoli nascosti offrono preziosi momenti di confortevole intimità .
Giovanni Vincenzo Ganganelli nacque a Santarcangelo nel 1705 e si spense a Roma nel 1774. Abbraciata la vocazione religiosa, e mutato il proprio nome in Lorenzo, venne nominato Cardinale nel 1759.Dieci anni più tardi con il nome di Clemente XIV varcò il soglio pontificio.
Fondò insieme a Pio il Museo Pio-Clementino che fece realizzare a J.Winckelmann per raccogliere le statue antiche.
La Sala Malatesta dedicata ai Malatesta di Rimini, già signori di Pennabilli e Verrucchio, é intitolata la prima sala del ristorante. Un'insieme di volte e archi movimentano armonicamente il piccolo salone. Leggeri sospiri di luce filtrano nell'ambiente attraverso caratteristiche "bocche di lupo" che ornano la parte superiore del soffitto.
In basso, appissolate sul terreno, riposano la Stufa del vecchio autunno e la Stufa dei ricordi perduti. L'impronta lasciata dalla famiglia Malatesta é profonda. Cominciata con Malatesta II, il "Mastin Vecchio" come lo chiama Dante, nella seconda metà del XIII secolo, l'egemonia della dinastia si perpetuò ininterrotamente fino all'inizio del XVI secolo.
Il Salone Montefeltro, ampia sala dove trova ospitalità la Stufa dei pianeti sognanti, é dedicato all'illustre famigli dei duchi di Urbino. Ramo dei conti di Carpegna, di tradizioni ghibelline, la dinastia dei Montefeltro scaompare nel 1508 con la morte di Francesco Maria della Rovere, nipote di Guidobaldo.
Le figure degne di memoria sono il capitano Guido e suo figlio, Buonoconte, vicario di Federico Barbarossa in quel di Urbino. Dal Salone, superato il cancello in ferro battuto, s'imbocca la galleria. Il passaggio in passato collegava l'antico Palazzo Nadiani alla Rocca malatestiana attraverso il labirinto di grotte tufacee che caratterizzano buona parte del sottosuolo di Santarcangelo. In tempi recenti quel passaggio é stato murato e oggi, vi rimane a guardia la Stufa del Tappeto in ombra.
Dal Salone Montefeltro si passa alla Sala Nadiani, così chiamata in omaggio al conte Antonio Nadiano Monaldini (Santarcangelo,1906-Ravenna, 1986), ultimo discendente della nobile famiglia da cui prende nome il Palazzo.
Da questa sala, impreziosita da una decina di caratteristiche caveie (ovvero"caviglia canterina"; sorta d'infissa di ferro al timone dei carri per impedire la discesa del giogo), si può scendere dalla Grotta Acerboli.
Supportato da sicuro talento, il conte Antonio, personaggio singolare ed eclettico, coltivata con dedizione l'arte della scrittura e della pittura.
Una passione che divideva con quella per le belle donne alle quali non lesinava, da uomo gaudente e galante qual era, omaggi e attenzioni.
Risalendo dal sotterraneo si arriva, dopo aver attraversato la Sala Nadiani, all'Angolo amici della Valmarecchia. E' una saletta accogliente, riparata quasi intima. ideale per consumare una cena fra amici.
Il fiume Marecchia, che da il nome all'intera vallata, nasce dal monte della Zucca.
Superato l'Angolo Amici della Valmarecchia si risale nella Sala Cagnacci. Arricchita dalla presenza della Stufa degli oggetti in ascolto, la stanza conserva un alone romantico.
Un' impronta seducente che si ritrova nel complice bisbigliare dei commensali. Guido Cagnacci, pittore di grande fama, nonché raffinato incisore, nacque a Santarcangelo il 13 Gennaio del 1601.
Suo padre Matteo, era mercante di pelli. Il suo cammino artistico lo portò prima a Roma poi nuovamente in Romagna, nelle Marche ed infine a Venezia. Morì a Vienna, nel 1663, presso la Corte dell' imperatore Leopoldo I d'Austria dove si era trasferito nel 1658. I suoi celebri dipinti arricchiscono le Chiese e le Pinacoteche d'Italia. Anche in Santarcangelo si possono ammirare due notevoli opere del Cagnacci.