La Rassegna “Dante 2021” si è chiusa sabato scorso con lo spettacolo di danza “Inferno” di Ermanno Pellisari, autore di “Comix”, “Daimon” e “Nogravity”. Il pubblico è rimasto a bocca aperta quando i danzatori hanno sfidato la forza di gravità fluttuando fugaci come fantasmi mentre interpretavano i versi della Commedia recitati dalla voce dell’attore Virginio Gazzolo.
Un grande schermo tra l’oscurità delle quinte per rappresentare i gironi infernali di Dante. Dato che i danzatori erano praticamente nudi è chiaro che non sono stati utilizzati ne corde ne tiranti nascosti per mettere in scena le loro danze sospese, con corpi elastici e sincronizzati che fluttuavano sia dal basso che dall’alto. Quale strategia è stata usata non è stato rivelato.
Il varco tra abissi della perdizione era simboleggiato dalla luce bianca e trascedente, una via senza uscita dedicata agli abissi della perdizione accentuati dalla musica ‘soffocante’. Tra i protagonisti del dolore anche le anime di Paolo e Francesca che nonostante il tormento erano ancora vitalizzati dal loro reciproco sentimento.
Il pubblico ha applaudito a lungo dopo lo spettacolo. Purtroppo non sono stati annunciati i nomi dei danzatori, del designer luci e del costumista. Tra i presenti anche l’ètiole della danza Carla Fracci in abito bianco lungo che nel ruolo di assessore alla Provincia di Firenze ha partecipato al gemellaggio dantesco di domenica presso la basilica di San Francesco.
L’amministrazione Comunale di Ravenna decise di intraprendere la costruzione di un nuovo Teatro nel 1838 visto le condizioni di crescente degrado del Teatro Comunitativo. Tra i progetti presentati, quello del ravennate Nabruzzi e del bolognese Ignazio Sarti, ma fu quello dei giovani architetti Veneziani Tomaso e Giovan Battista Meduna ad avere la meglio, non senza polemiche. Fu scelta la zona della piazzetta centrale degli Svizzeri. Inizialmente gli architetti Meduna avevano ideato con una facciata monumentale verso la piazza, ma successivamente nel 1840 il progetto fu ridotto, con orientamento longitudinale e fronte verso la strada del Seminario Vecchio (quella che ora è Via Mariani). Il cantiere iniziò a settembre dello stesso anno e al termine dei lavori la città poteva ammirare un edificio con i tratti essenziali neoclassici non troppo diversi dal modello Veneziano.