Più di 2500 gli accessi durante il week-end del Sì Fest che è riuscito a raggiungere un nuovo record per il suo ventennale. Si sono iscritti alle lettura dei portfoli 142 persone, per un totale di 450 letture, 16 libri e 170 portfoli. Domenica sera presso lo spazio incontri dell’Accademia dei Filopatridi il Festival si è concluso con la tradizionale assegnazione dei premi.
Il Premio SiFest 2011 è stato vinto dal fotografo toscano 46enne Stefano Parrini con Landmarket, una serie di fotografie che hanno lo scopo di esporre gli effetti nocivi della globalizzazione dei mercati e lo sfruttramento delle risorse naturali della terra.
La giuria ha aprezzato il suo lavoro dato che grazie all’abile utilizzo del colore e con un pizzico di ironia, il fotografo è riuscito ad affrontare un argomento molto importante per il futuro del pianeta.
Tra gli altri premi, quello fotogiornalistico Parallelozero vinto dalla 29enne di Siracusa Vittoria Trovato con Shipsand. La giuria ha apprezzato la sua capacità di raccontare le dinamiche che regolano i rapporti tra uomo e la vita in mare attraverso fotografie di grande impatto visivo. Il premio MiCamera è stato vinto dal romano 21enne Giorgio Di Noto con il portfolio City n .0 per la sua capacità di raccontare la desolazione della periferia metropolitana con sensibilità utilizzando una grammatica visiva duplice e complementare. Michele Cera, 38 anni di Bari ha vinto il premio Open your books con il portfolio Dust, che è stato realizzato in Albania dal 2007. Le sue foto sono minimali e rappresentano il territorio albanese sotto lo sguardo intimo e delicato dell’artista.
Sono tante le mostre offerte dalla 20esima edizione di SiFest che resteranno aperte fino al 25 settembre. La Retrospettiva dedicata a Mioslav Tichy e Sink or float di Silvia Camporesi, lavoro dedicato all’Acqua e all’Aria realizzato da giovani savignanesi. Altra mostra quella di Carlo Scarpa. Tomba Brion, di Guido Guidi con più di 100 scatti di grandi dimensioni che cercano di entrare nel processo mentale dell’architetto. Scatti molto diversi quelli della mostra Tokyo compression di Michel Wolf, che mostrano i passeggeri della metropolitana di Tokyo stipati con i volti schiacciati contro i finestrini, per rappresentare lo stress sul lavoro che poi si trasforma in tensione domestica. Empty land, promises land, forbidden land di Rob Honstra e Arnold Van Ruggen e poi Stone by Stone di Taj Forer, dove lo sguardo attento del fotografo scopre nuovi mini universi all’interno della natura.