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Il Rossini riletto tra veleni e plausi

Bugaro: Rof e Sof, regie politicizzate. Pubblicità dalle polemiche su Vick. Chissà se nel dare l'approvazione alla regia di Graham Vick per il Mosè in Egitto, la coppia consolare Mariotti-Zedda aveva pensato che qualunque fosse stato lo scandalo provocato da questo allestimento, sarebbe comunque servito da traino per il Rof: tutta pubblicità.

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Mosè di Graham Vick Rossini Festival

Di solito, la prudenza e lo stile sono i criteri in cima alla classifica. Ma questa volta, è chiaro, l'idea di Vick era troppo attraente, troppo ghiotta e insieme profonda. Se conosciamo un po' le due anime del festival, nessuna gratuita voglia di fare chiasso – che però non è mai inutile – quanto piuttosto la fedeltà alla nuova politica del Rof per cui si può e si deve fare ricerca sul modo di rappresentare Rossini. Da quando le opere rossiniane meno conosciute sono a esaurimento, e scarseggiano gli antichi motivi di attrazione per il pubblico e per la critica specializzata, viene regolarmente ripetuto dal sovrintendente Mariotti che la missione del festival è di cercare e proporre idee sempre nuove, per dimostrare che una forma di spettacolo che rischia di ripetersi può invece essere innovata con forme espressive più congeniali ai tempi, anche esplorando, nel rispetto del gusto, tutte le possibilità degli strumenti digitali. Solo che poi non basta un impianto multivision a fare la novità: come dimostra la regia di Pier'Alli, in cui la sovrapposizione di immagini sul fondale a quello che succede in scena - tutto il birignao scenico della tradizione - risulta artificioso e un po' banale.
No, l'innovazione consiste, secondo Vick, nella interpretazione di un'opera che renda leggibile quel messaggio lanciato tanti anni fa, facendo a meno – tanto è universale - di coturni, zendadi e pepli. Così la storia del popolo sottomesso che finisce per reclamare i suoi diritti con la violenza – ancorché divina, invocata a gran voce – non poteva non trovare diretti e immediati riscontri nella storia degli ultimi dieci anni: non serviva neanche tanta fantasia. È tutto sulle pagine di cronaca.
Ma quando si tocca il contemporaneo, scattano i pregiudizi e l'animo che rifugge dalla barbarie odierna si offende di non poterla dimenticare neanche a teatro. Un'opera di Rossini che prometteva il relax della fuga nel passato mitologico, nel nonsense di certi libretti, ecco che ci squaderna, attraverso una regia ardita, le pagine dei quotidiani, ci rituffa nel contemporaneo, che ci perseguita perché non sappiamo razionalizzarlo: non sappiamo più a chi dare torto e ragione. Per questo si sono levate da più parti – ma poi neanche tante - proteste di lesa tradizione. Dice una signora: “Non si può fare di Rossini quello che si vuole, non lo si può tradire”. Ma dovrebbe andare a rileggersi il libretto, come può fare Giacomo Bugaro, vice presidente della Giunta regionale, che non perde occasione, pur “ben contento che in Italia ognuno possa esprimere liberamente in tutte le sedi qualunque idea o opinione”, per tuonare che “l'utilizzazione di fondi pubblici” nel Rof e nello Sferisterio deve “consigliare ai loro dirigenti un’impostazione culturale meno sfacciatamente partigiana, con un impiego più discreto di denari che provengono da tutti i cittadini”.

Adriatic Arena
11, 14, 17 e 20 agosto 2011, ore 20.00
Mosè in Egitto
Azione tragico-sacra di Andrea Leone Tottola
Edizione critica della Fondazione Rossini, in collaborazione con Casa Ricordi,
a cura di Charles S. Brauner
Direttore Roberto Abbado
Regia Graham Vick
Scene e Costumi Stuart Nunn
Progetto luci Giuseppe Di Iorio
Interpreti
Faraone  Alex Esposito
Amaltea Olga Senderskaya
Osiride Dmitry Korchak
Elcia Sonia Ganassi
Mambre  Enea Scala
Mosè Riccardo Zanellato
Aronne Yijie Shi
Amenofi Chiara Amarù
Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna
Maestro del Coro Lorenzo Fratini
Nuova produzione

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Data : 13 Agosto 2011
Categoria : Cultura
Fonte : Corriere Adriatico di Lucilla niccolini
Redattore :
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