Dal 28 al 30 dicembre le strade di Pennabilli saranno invase da atmosfere jazz manouche che grazie ai ritmi coinvolgenti e retrò riscalderanno gli animi durante questi giorni d’inverno. Il Pennabilli Django Festival inaugurerà questa sera alle 18.30 al Bar Roma con il gruppo “A La Santè De Django” formato dai pennesi Nicola Ferri al contrabbasso, Dario Napoli e Nicola Menci alla chitarra con le loro atmosfere tipiche che ricordano le carovane degli zingari alsaziani.
Il DJANGO Festival è stato dedicato all’ideatore e massimo esponente del gipsy jazz, Django Reinhardt, chitarrista belga di origini zingare che durante gli anni ’30 è riuscito ad unire il jazz americano all’antica tradizione musicale zingara del ceppo dei Manouches.
Sempre questa sera alle ore 21.15 si terrà il concerto della compagnia “Trans Europe Trio” presso il Teatro Vittoria formato dai tre musicisti provenienti da nazioni diverse con stili e formazione molto differenti: Marco Tamburini è il coodirettore insieme al chitarrista franco-gitano Christian Escoudé mentre il terzo artista è il contrabbassista Glauco Benedetti. Alle ore 23.30 il gruppo “A La Santè De Django” sarà protagonista nell’Hot Club Roma per una jam session che ricorderà i suoni e musica di Django Reinhartd.
Il Festival Internazionale di Musica Jass Manouche è stato realizzato da Enrico Partisani, direttore artistico del Festival “Artisti in Piazza” insieme all’olandese Tolga During. Un’idea davvero originale che riempie le giornate fredde tra Natale e Capodanno grazie all’atmosfera speciale del jazz manouche.
Reinhardt è un chitarrista jazz belga di etnia sinti nato in una roulotte il 23 gennaio di 100 anni fa che divenne una star del gipsy jazz e padre del ‘french jazz’ grazie allo swing originale e allegro della sua musica composta da improvvisazioni e ritmiche dolci. In una intervista Reinhardt dichiarò: “Il jazz è americano, ma la musica non ha patria. E il jazz è musica. Noi suoniamo un tipo di jazz che è in stretti rapporti con la cultura europea, ma è sempre jazz. Perché il jazz ha regole espressive da cui non si può derogare”.