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Il soffio caldo di Zucchero scalda i fan al PalaRossini

PalaRossini gremito, colorato e festante per Zucchero. Dopo i sold out   estivi e la tournée all’estero il bluesman emiliano è ritornato sul   palco dando vita alla sezione invernale indoor del suo Chocabeck Tour   che, ripartito dal Forum di Assago, ieri ha fatto tappa ad Ancona.

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Concerto Zucchero PalaRossini Ancona

Siparietto  nei camerini. Mentre una massaggiatrice thailandese attende per  ricalibrare Adelmo, incontriamo Orietta Vernelli: “Sono qui per portare a  Zucchero alcuni dei nostri prodotti, perchè mi è rimasto impresso che  in una sua intervista raccontava che quando andava a trovare Pavarotti  nella sua casa non mancava mai il nostro liquore… ed ora voglio fargli  un omaggio”.
 Il corridoio si popola, arriva il bluesman. Via  tutti, mentre il Pala Rossini si è riempito in un prevedibile sold out.  Inizia lo show voluto come una vera e propria festa paesana raccontata  dall’alba al tramonto. Sono i ricordi dell’infanzia di Adelmo Fornaciari  che vengono proposti sul palco tra parole, musica e colori. Lo stesso  titolo del tour è una traslitterazione perché “ciocabec” in dialetto  emiliano rappresenta il rumore, lo schiocco del becco di un animale che  non ha nulla da mangiare, da qui “Chocabeck”.
Accompagnato  dall’inseparabile maxi-valigia che sovrasta il palco e contiene tutta la  band, il bluesman ha dato vita ieri ad uno spettacolo che ha catturato  tutti i presenti. Con lui musicisti di assoluto valore: Polo Jones basso  (MD), David Sancious (tastiere), Kat Dyson (chitarre + backing vocals),  Mario Schilirò (chitarre), Adriano Molinari (batteria), James Thompson  (fiati), Massimo Greco (fiati), Beppe Caruso (fiati), Luca Campioni  (violino), Simone Rossetti Bazzaro (viola), Enrico Guerzoni  (violoncello).
Cappello calato in testa e chitarra alla mano,  seduto sulla sedia di velluto rosso, il cantautore è partito con  l’esecuzione integrale di tutti gli undici brani di “Chocabeck”.

La scaletta e i fans in delirio

Una  prima parte di radici, dunque ed è quasi simbolico. E cosl scorrono  i  brani da “Un soffio caldo” scritto a due mani con Guccini, “Il suono   della domenica”, una sorta di manifesto, ”Soldati nella mia città”,  che  rievoca tematiche degregoriane, “Diamante” (Diamante era anche il  nome  della nonna di Zucchero, suo spirito-guida). Curiosa, nel testo,  una  citazione letterale dal testo di “Impressioni di settembre” della   Premiata Forneria Marconi, firmato da Mogol: “dalla nebbia filtra già”.   Poi arriva “E’ un peccato morir”. Ritroviamo lo Zucchero sanguigno e   amabilmente volgarotto che ci è tanto simpatico nella successiva “Vedo   nero”: la musica è di Mimmo Cavallo. 
 
Si torna alle atmosfere meditative   con “Oltre le rive”, scritta con Pacifico e Max Marcolini; più leggera e   sorridente “Un uovo sodo”, sixties nei suoni e nell’andamento, con   begli spunti nel testo; mentre “Chocabeck”, pulsante e vivace, su testo   efficacemente sonoro di Panella, fa ricordare i Beach Boys.   Inevitabilmente malinconica e nostalgica, fra archi e sonorità   beatlesiane, è “Alla fine”, scritta per un amico scomparso. Mentre   “Spicinfrin boy” è una dedica al se stesso bambino (“un bambino carino e   un po’ selvatico, in famiglia mi chiamavano così”), con i ricordi del   padre e - ancora - della nonna. L’undicesimo brano è “God bless the   child”: quasi un canto ecclesiastico, di grande suggestione. E cosl se   l’inizio del concerto è stato tranquillo ed evocativo, con brani legati   ai ricordi d’infanzia del cantautore, difficile è stato poi tenere il   pubblico composto e seduto su hit più movimentate come “Vedo nero” e la   stessa “Chocabeck”.
 I fan si sono definitivamente scatenati su   “Baila”, “Overdose d’amore” e sugli altri successi più vecchi di   Zucchero, incitati dallo stesso frontman che ha esclamato, in uno dei   pochi intermezzi strappati alla musica e concessi alle parole, “Voglio   vedervi ballare, I wanna see you dance baby”.  Tutta d’un fiato per 27   brani, la scaletta è corsa lungo la carriera del bluesman, per   concludersi con “Miserere”, in duetto virtuale con il compianto amico   Luciano Pavarotti, e “Per colpa di chi”.

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Data : 13 Novembre 2011
Categoria : Musica
Fonte : Corriere Adriatico di Stefano Fabrizi
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