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Peter Pan E I Bambini Perduti al Teatro delle Forchette di Forlì

Peter Pan E I Bambini Perduti Teatro delle Forchette Forlì : Inizialmente scritto come avventura per bambini, si scopre però quali forti tematiche affronta il testo di Peter Pan
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Peter Pan E I Bambini Perduti

Di J.M.Barrie – Regia Stefano Naldi

Quanto c’è di vero nel mito di Peter Pan? Ma soprattutto, è un mito per bambini o per adulti?

Inizialmente  scritto come avventura per bambini, si scopre però quali forti  tematiche affronta il testo di Peter Pan: partendo dal gioco “facciamo  finta che”  (Wendy sia nostra madre), arriviamo a  quel bambino caduto dalla carrozzina a Kensington’s Park, che si rifiuta  di voler crescere, ed allevato dalle fate del parco si muta  nell’immaginario collettivo in un Pan, dalle più antiche origine  arcaiche, e ricordiamo il Pan greco; a quel padre-pirata di Uncino  terrorizzato da quel temibile coccodrillo che fa tic toc e che scandisce  il tempo rimasto come in un conto alla rovescia; e così via per tutti  gli altri personaggi, da Wendy a John, a Michael, ai bambini  sperduti…Partendo dall’opera di James Barrie si scava nei ricordi  d’infanzia e tradizioni popolari fatte di figure magiche a cui piace  credere per crearsi un attimo di fuga dalla realtà…. e cos’altro è il  teatro se non una specie di fuga da quella realtà che il teatro stesso  si ripropone di imitare arricchendola con tutto ciò che su di un  palcoscenico acquista verosimiglianza , mentre nella vita è relegato  alla fantasia? Invenzione, che coinvolge e stravolge come le più tipiche  leggende popolari, a cui si può porre un freno con un briciolo di  lucidità, ma come farlo, se prima non ci si lascia trasportare  sull’Isola che non c’è? Naldi propone uno spettacolo dove finzione e  realtà possono trovare un connubio personale per l’attore stesso; e  riconoscere che probabilmente non occorre immaginare folletti, bambini  perduti, pirati, indiani, sirene e isole che non esistono per plasmare  quella realtà che desideriamo, ma è altrettanto vero che è bello ed  utile continuare a crederci.

STEFANO NALDI (Regista - Peter Pan):

Cominciamo  chiudendo gli occhi e cercando di ricordare istinti, abitudini e giochi  della nostra infanzia, ma non solo quella innocente e scanzonata, anche  quella crudele, piena di paure, di prepotenze, e soprattutto di  fantasie senza limiti, anche quelle più sbagliate.

Un  tema che da sempre mi affascina ed accompagna il mio iter registico: il  gioco, l’infanzia e la magia, giungendo a quella massima del teatro,  dove anche un palcoscenico vuoto può diventare un’affollata città.

Non  c’è bisogno di chiedersi perché dopo varie esperienze registiche,  riapro il secondo capitolo della mia creatività con un testo come Peter  Pan: quale testo meglio di questo può incarnare il sogno o meglio  l’IDEA!

In  un mondo pieno di presupposti e presuntuose personalità ed eventi, dove  chiunque pensa di essere un grande regista o attore, scenografo… (ma  grande rispetto a cosa?, non esiste un grande, esiste il giusto, cioè  colui che percorre con coerenza un percorso e soprattutto rispetta un  pubblico, regalando di volta in volta qualcosa di diverso: il sogno,  l’idea, appunto).

Intendo  ribadire un concetto fondamentale del mio modo di intendere e fare  teatro: la semplicità, poiché non c’è nulla di più efficace di un  semplice lenzuolo e due coperte, che, come fanno proprio i bambini,  diventano la fantomatica capannina, che protegge dall’esterno e mantiene  il focolare di una famiglia inventata, e non si sa con quale criterio  si termina facendone la madre o il padre.

Ho  scritto “facendo” e non “facendo finta”, perché: dov’è che comincia e  dov’è che termina il fare per finta o il fare per davvero, specie nei  bambini (ed anche nei grandi, dico io); pensiamo al detto “la verità si dice scherzando”,  che è vero per gli adulti, ma per i bambini, direi, “la verità si dice giocando”.

Passiamo  poi al rovescio della medaglia, dove oltre a questo aspetto giocoso, ma  allo stesso tempo crudelmente reale, si nasconde la pura realtà dei  bambini, creature che crescono  e vivono immerse  in timori e paure, di ciò che è giusto o sbagliato, di cosa fa bene e  cosa male, e spesso di fattori esterni imposti, che un bambino non fa  altro che assimilare, produrre e moltiplicare, creando una realtà fatta  proprio di questo.

Pensiamo  all’Uomo Nero (come anche al banale Babbo Natale e tanti altri…),  imposto dai grandi, tanto da avvolgere e convincere un bambino, e che  dopo tanto tempo proprio gli adulti obbligano a riconoscere che non  esiste affatto.

In  un mondo fatto di contrasti e contrari di tutto e tutti ed del tutto  plausibili, mi immergo nei panni di Barrie e penso: l’uomo nero esiste,  eccome!, e quello più forte è quello creato dal bambino più piccolo,  come lo stesso autore dice: “…obbligano i bambini più piccoli a fare Uncino”

E continuo regalando alcuni punti da cui sono partito per comporre questo lavoro:

La  prima volta che vediamo Peter Pan, vediamo un bambino alla ricerca  della propria ombra, perché? E’ solamente l’immagine di un bambino alla  ricerca della propria identità, e tutti sappiamo quanto quest’ultima si  formi e prenda forma proprio nella crescita mentre Peter Pan è sinonimo  di colui che vuole restare bambino; oppure dobbiamo andare ancora più  indietro e pensare a quei miti privati d’ombra e non cito a caso  vampiri, spiriti, e patti col demonio.

Lascio al pubblico la sentenza.

Uncino ammette “…tutti i bambini mi odiano…” come Michael, il più piccolo del testo ammette: “…nessuno mi vuole…” e c’è chi fra i bambini denuncia: “… non credo proprio che Michael mi lascerà fare il bambino piccolo…” ed ancora tante altre battute che si incrociano e che invito a cogliere e vivere.

E  cosa dire alla fine proprio del mito, forse conosciuto da tutti, Peter  Pan e del suo famoso nemico Capitan Uncino, ma poi veramente nemico?  Oppure lati opposti di un gioco al massacro degno de

“Il  Signore delle Mosche”, dato che Peter stesso consegna i bambini troppo  cresciuti ad Uncino perché vengano soppressi come animali; a questo  punto mi trovo a considerare che anche i Pirati sono in realtà bambini,  solo che a differenza di quelli Perduti, sono bambini nel corpo di un  adulto, poiché anche nell’Isola che Non C’è si cresce, almeno  fisicamente, senza esclusione alcuna, tanto che alla fine, una volta  consegnato Uncino all’inesorabile Coccodrillo,  il pubblico ha la certezza che per un attimo Peter sia in grado di sostituire Uncino.

Quindi anche Peter può crescere, almeno fisicamente, o forse è meglio non pensarlo.

D'altronde  Peter stesso per sua ammissione non si ritiene una creatura fantastica,  questo lo lasciamo fare all’immaginario collettivo, ma un bambino come  tanti altri… Le regole sono inesorabili per tutti, come specifica  Barrie: “…tutti i bambini devono crescere…” ed ancora “…un giorno l’orologio si fermerà ed il coccodrillo ti acchiapperà…”, e penso sia oramai riconosciuto da tutti che quel Coccodrillo rappresenta il tempo che passa inesorabile, e che “ vivere… e morire… possono essere una meravigliosa avventura…”.

E’  un gioco di cambi e scambi di ruoli, maschere e di status sociali,  un’inesorabile metafora di quel che è la vita: un giorno siamo “così”,  il giorno dopo non si sa… ecco allora che torno all’inizio del mio  discorso: non si può avere certezza di nulla.

Non  è un concetto disilluso, quello che voglio esprimere, ma molto più  ampio, che prende spunto da quello che un bambino voleva fare da grande e  cosa effettivamente si trova a fare una volta cresciuto.

Io  non ho tradito ciò che facevo o a cui giocavo da bambino, e con estremo  coraggio ammetto che questo è proprio quello che volevo: mi sento di  ammettere che non ho tradito il mio personale Peter Pan, ed in quel che  faccio mi piace fare giocare quel pubblico sperduto secondo le regole  della mia “Terra del Mai”: un palcoscenico.

Non cerchiamo plausibilità e riferimenti reali in quel che vediamo, crediamoci e basta:

“Regola numero 1: tutti i personaggi, che si tratti di adulti o di pargoletti,

devono fregiarsi di una visione infantile della vita come del loro unico pregio.

Se non possono evitare di sentirsi buffi, è meglio che se ne vadano.

Un buon motto per tutti potrebbe essere: “Solo questo, ed è già molto!”,

perché come potremo mai salvare le fate se non siamo pronti, senza alcun esito a gridare:

“IO CREDO NELLE FATE, LO GIURO, LOGIURO!”

… se è così urlatelo anche voi assieme al vostro Peter Pan, e forse una piccola luce si accenderà anche dentro ognuno di voi.

  

CAST ARTISTICO

 

q  Peter Pan: Stefano Naldi

q  Capitan G. Uncino: Massimiliano Bolcioni

q  Wendy: Francesca Leoni

q  John: Mike Cimini

q  Michael: Antonio Sotgia

q  Macchia: Giuseppe Verrelli

q  Zufolo: Alan Leoni

q  Pennino: Roberta Gabelli

q  Primo Gemello: Elena Montanari

q  Secondo Gemello: Simona Vitiello

e con la voce di Campanellino: Eleonora Lazzaro

15 aprile 2012 ore 16.30

Compagnia Teatro delle Forchette

PETER PAN e i bambini perduti

Teatro delle Forchette  Associazione Culturale  Viale Bologna 304  47100 Forlì  (FC)  Tel e Fax: 0543-756883  E-mail: info@teatrodelleforchette.it

Programma non disponibile
Peter Pan E I Bambini Perduti
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15 Apr 2012
Categoria : Teatro
Localita : Viale Bologna 304 Forlì
Tel: 0543-756883

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