Dove: Forlì
Quando: 23 Febbraio 2007
Categoria:
Mirandolina è una Locandiera accorta, abile, scaltra, modesta, 'di garbo', libera, emancipata, autosufficiente...ma soprattutto orgogliosamente femmina.
23 febbraio 2007
Ensemble Vicenza Teatro LA LOCANDIERA di Carlo Goldoni con Irma Sinico, Alessandro Bonollo, Claudio Manuzzato, Roberto Giglio, Franco Zamberlan, Arsenio Nicoletti. adattamento e regia Roberto Giglio
Capo d'opera della sterminata drammaturgia goldoniana, La Locandiera, scritta nel 1752, ebbe dal suo debutto un successo trionfale. Il personaggio di Mirandolina, modellato sulla bella, spiritosa ed indiavolata, Maddalena Raffi Marliani, Corallina, la servetta, della compagnia Medebach, è divenuto uno dei tipi universali del Teatro e della nostra Cultura
Non una ragazza, ma ancora giovane, si attira le mire del Conte d'Albafiorita, e del Marchese di Forlipopoli, che per carpirle la mano soggiornano presso la sua locanda. Nella locanda è capitato il Cavaliere di Ripafratta; un misogino, sgarbatissimo con le donne che evita come la peste. Oltretutto si vanta di detestarle, le donne; e si burla delle attenzioni e dei complimenti degli spasimanti di Mirandolina. Egli è ignaro delle sottili doti e delle nascoste arti e delle infinite risorse di cui madre natura ha provvisto la femmina : ?la miglior cosa che abbia prodotto al mondo?. Con vitale, subdola, calcolata e ben dissimulata perizia, Mirandolina fa innamorare di sé il Cavaliere, e come una belva con la sua preda, vi gioca fino all'atto finale, aggressivo e crudele: il rifiuto. A Ripafratta non resta che la fuga indecorosa. Mirandolina sposerà il suo giovane servo Fabrizio.
In fondo le azioni di Mirandolina sono tutte apparentemente legittime, addirittura ?passive' nella forma quanto violente e crudeli nei fini. In una forma realistica, razionale, quasi esplode il magma interiore dell'istinto animale. L'illuministica visione di Goldoni, dove tutto può essere ragionevole ed accettabile senza traumi, non esclude che la parte non razionale sia motore dei comportamenti. In fondo Mirandolina riesce a frenare per un filo il dominio degli istinti, un attimo prima che ne sia travolta la sua reputazione e forse anche lei stessa. La trama di superficie, quella di una donna che piega la misoginia di un ORSO, è in fondo un pretesto. Lo dimostra il fatto che la trama non è compiuta, finita, orlata con un lieto fine per l'orso, redento innamorato (Ripafratta). Ed è in questa sfrangiatura amara il passaggio per una rilettura attuale del testo. Pur rispettando l'illuminismo Goldoniano, vediamo qui più Rousseau che Voltaire. In fondo il Conte di Ripafratta è un vinto, tanto vicino a noi che avvertiamo come non mai nella storia di essere agiti, piuttosto che agire?
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