Si tratta di un originale omaggio al duecentesimo anniversario della nascita di Fryderyk Chopin, con l’esecuzione dei rari e virtuosistici “Studi sopra gli Studi di Chopin” del compositore Leopold Godowsky. L’impegnativa impresa, pochi pianisti vorrebbero o potrebbero accettare un tale compito dove le difficoltà sono enormi, verrà portata a termine da Francesco Libetta con la collaborazione di Emanuele Delucchi, allievo di Riccardo Risaliti all’Accademia Pianistica di Imola e di tre pianisti riminesi formatisi all’Istituto Musicale “Lettimi”, Mattia Guerra, Stefano Nardi e Manila Santini. Nell'intervallo del concerto, come da tradizione, degustazione di specialità gastronomiche a tema. Biglietti da 8 a 12 euro in vendita anche sul circuito Vivaticket. Per informazioni tel. 0541.24152
Gli “Studi sopra gli Studi di Chopin”, cinquantatré studi per pianoforte di difficoltà trascendentale – di cui ventidue per la sola mano sinistra – modellati su ventisei dei celeberrimi Studi di Fryderyk Chopin (dodici dall’Op. 10, undici dall’Op. 25 e i tre Nouvelles Etudes composèe pour la Méthode des Méthodes de Moscheles et Fetis) sono il lavoro più conosciuto di Leopold Godowsky, pianista e compositore polacco naturalizzato statunitense (1870-1938). Pur trattandosi di trascrizioni, essi posseggono un indiscutibile valore artistico autonomo e sono di grande utilità per un approfondimento tecnico e musicale degli Studi di Chopin. Questo duplice motivo di interesse si ripresenta anche da un punto di vista più strettamente analitico: è possibile infatti osservare il virtuosismo compositivo di Godowsky, sospeso fra trascrizione, citazione, variazione, metamorfosi e contaminazione, così come riconsiderare un determinato Studio di Chopin dopo la sorprendente lettura del suo trascrittore. Una raccolta che destò stupore all’epoca della sua pubblicazione, e che entrò nella leggenda anche per la sua scarsissima presenza nelle sale da concerto. La rarità di esecuzione e circolazione è da imputare anche al subentro in quegli anni della “nuova” musica (cubista, atonale, o neoclassica) nella quale l’estetica liberty di Godowsky non poteva trovare spazio. Ma anche alla loro estrema complessità tecnica, se è vero quello che scriveva il critico del New York Times Harold C. Schonberg: «Gli Studi di Godowsky sono probabilmente le cose più assurdamente difficili mai scritte per il pianoforte». Per nulla spaventato dall’impresa Francesco Libetta commenta: «Non si saprebbe dire se nelle opere inebrianti e complesse di Godowsky vi sia cattiveria (il pianista è costantemente sull'orlo di una tendinite), divertimento (chi può...), ironia o addirittura riso».
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