Al nuovo Teatro Comunale, al 'tempio delle muse gentili e procaci', era stato dedicato un brano del Rendiconto morale:Noi non siamo di quelli che per un malinteso puritanismo fanno il viso arcigno alle muse, e a chi bene o male pretende di goderne i favori. Noi pure, a Vostra proposta, aprimmo nella stagione balneare decorsa il Teatro Comunale, e per un mese circa un bene accolto spettacolo rallegrò il paese e i forestieri colle divine armonie che a Donizetti ispiravano i dolenti casi di Maria di Rohan.
Gli é vero che per aver voluto dar l'Opera, il Teatro in quest'anno dovrà starsi chiuso. legge di compensazione; e nessuno se ne dorrà . Se in un anno si é spesa la dote di due, é giusto che nulla si spenda in quest'anno.
Progettato dall'ingegnere Candido Panzani rispettando i tipici canoni del 'decoro' ottocentesco di stampo neoclassico, la decorazione fu opera di vari artisti, il sipario ? ora perduto ? raffigurava il Conte Valentino Leonardo da Vinci e fu dipinto dal pittore forlivese Pompeo Randi.Venne inaugurato la sera dell'Il luglio 1865, l'Amministrazione decise di affittare i palchi ai cittadini. Nel 1924-1925 fu aggiunto il 'golfo mistico', cioé la fossa dove prende posto l'orchestra inaugurata con la rappresentazione della Bohème di Puccini.
Il Teatro era sede di vari generi di spettacolo, di pubbliche riunioni e cerimonie. Furono ospiti grandi attori, come Ermete Zacconi che fu interprete, nel 1908 con grande successo, di una rappresentazione degli Spettri di Ibsen. Durante l'estate si organizzavano spettacoli di beneficenza per l'ospedale cittadino; durante l'inverno invece era utilizzato dalle scuole locali. La seconda guerra mondiale arrecò notevoli danni al Teatro, solo negli anni '80 iniziò il restauro condotto dall'ing. Francesco Savini. Una nuova inaugurazione si ebbe nel 1992. 'Tempio laico' della comunità locale, il teatro ottocentesco é uno strumento di rappresentazione di un sistema di valori che taglia trasversalmente le classi sociali, é un momento di grande importanza nella vita di Cesenatico. Diverse le opere di Sem Benelli e di Ibsen, ma c'é posto anche per la lirica di Verdi e di Puccini, , gli spettacoli di burattini, i saggi degli scolari, le conferenze politiche e le cerimonie ufficiali.? Salotto della comunità -Il Teatro insieme al Palazzo Comunale ed al nuovo Stabilimento dei Bagni diventerà uno dei fulcri della vita cittadina.
Un periodo quello tra l'Unità d'Italia e la prima Guerra Mondiale, nel quale si consolidò la nuova identità della città e non a caso quasi tutti gli altri edifici storici risalgono a tale periodo.
Il terremoto del 18 marzo 1875 colpì la Romagna ma venne chiamato dalla stampa il 'terremoto di Cesenatico', per i danni che vi arrecò.
-'Lo spavento fu inaudito, indescrivibile, accresciuto dal buio della notte, e dalla tema di altri disastri': ciò é quanto si legge si legge nella Relazione del 18 marzo e 20 aprile 1875 che fu redatta dal Comitato di Soccorso.
Anche Cesena contribuì alla sottoscrizione con la somma complessiva di L. 500, tra Comune, Congregazione di Carità , e Cassa di Risparmio; anche Giuseppe Garibaldi partecipò per L. 10.
Per fare fronte alle spese post terremoto l'amministrazione ricorse ad un prestito, con il quale realizzare un piano di costruzione di importanti opere pubbliche. La prima costruzione fu il nuovo palazzo delle scuole e doveva comprendere sia la scuola elementare, sia l'asilo infantile, che prima trovava posto in alcune anguste stanze del Palazzo Comunale. Il progetto viene realizzato dall'arch. Antonio Amaducci.
La seconda costruzione riguarda la torre pubblica, che sorgeva fin dal 1580 nell'angolo della Piazza Grande (l'odierna Piazza Pisacane) a chiudere con un voltone tra gli edifici e la sponda del canale l'attuale via Giordano Bruno.
Si decide però di ricostruire la torre in un'altra posizione, all'interno del Palazzo Comunale, demolendo la piccola chiesina di San Giuseppe, Un altro palazzo da ricostruire é quello dal lato Rimini della Piazza Grande (denominata anche nelle relazioni 'piazza del paese', anche se viene già detto che 'per la sua conformazione tutta speciale, la migliore e maggior parte dell'abitato si raccoglie lungo il canale').
Nel nuovo edificio 'avran luogo decente e comodo gli Uffici di Posta e telegrafo, e vi resteranno diversi altri locali che potranno essere destinati 1...1 ad uso di Botteghe e Caffé da affittarsi'.
- Marino Moretti (Cesenatico 18 luglio 18856 luglio 1979), quartogenito di otto figli Moretti frequenta le scuole elementari '2 agosto 1849' a Cesenatico, allievo di sua madre. Continua gli studi ginnasiali a Ravenna per poi interromperli nel 1901 e iscrivendosi a Firenze alla scuola di recitazione di Luigi Rasi, suoi compagni il figlio di Gabriele D'Annunzio, Gabriellino, e Aldo Palazzeschi, che gli resterà amico fraterno per tutta la vita. Aldo e Marino spostano i loro interessi verso la letteratura.
Marino é a Firenze, quando scrive le prime opere in poesia e in prosa. Poesie scritte col lapis (1910) che segnano l'inizio della fase 'crepuscolare' della sua poesia, Poesie di tutti i giorni (1911) e Il giardino dei frutti (1916).
Marino diviene noto negli anni Venti, attraverso raccolte di racconti ed i primi romanzi (La voce di Dio, 1920; I puri di cuore, 1923; Il trono dei poveri, 1928); Moretti inizia anche la collaborazione alla terza pagina del 'Corriere della Sera', che durerà fino al 1953.
Nella primavera del 1925 Moretti é per la prima volta a Parigi, la città di Bruges farà da sfondo al romanzo La casa del Santo Sangue (1929). I suoi due romanzi più celebri, L'Andreana e La vedova Fioravanti sono rispettivamente del 1935 e del 1941.
Sono gli anni del fascismo e Moretti tenta di sottrarsi alle accademie di regime; in questa occasione sottoscrive, nel 1925, il manifesto degli intellettuali antifascisti promosso da Benedetto Croce. Per questo, nel 1932 ebbe il veto personale di Mussolini alla concessione del premio che l'Accademia d'Italia aveva deliberato all'unanimità di assegnargli per meriti letterari.
I grilli di Pazzo Pazzi, 1951; La camera degli sposi, 1958), romanzi che pubblicò nel dopoguerra, gli portarono diversi riconoscimenti; improvvisamente negli anni Sessanta ricominciò a scrivere poesie, (L'ultima estate, 1969; Tre anni e un giorno, 1971; Le poverazze, 1973; Diario senza le date, 1974).
Bibliografia: Storia di Cesenatico di D. GNOLA, Soc. Editrice Il Ponte Vecchio Cesena