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Le distruzioni e le ricostruzioni del porto nel Trecento

Agli inizi del Trecento la Romagna e tutto l'ex Esarcato, era ancora formalmente sotto il dominio temporale della Chiesa, a Rimini, Forlì, Faenza, Imola, Ravenna si affermano le signorie di famiglie (rispettivamente Malatesta, Ordelaffi, Manfredi, Alidosi, Polentani) che arrivano al potere occupando prima la carica di Capitano del Popolo e poi di Vicario Apostolico.

Porto Cesenatico Trecento

I conflitti tra le famiglie che si avviano a costituirsi in signorie avvengono sullo sfondo di alleanze complesse con i due poteri sovrani del papato e dell'impero, poteri troppo lontani per esercitare un vero dominio.

E' in questo periodo che il conflitto tra guelfi e ghibellini si unisce alla motivazione della lotta per la propria personale supremazia.

Mancando una famiglia cittadina che riesca a prevalere nella lotta, a Cesena il conflitto é tra le famiglie delle città vicine, Polentani, Malatesta, Ordelaffi; anche la Chiesa non rinuncia a volte a riprendere il controllo della città e del suo territorio. In questo difficile contesto, lo sviluppo del nuovo porto di Cesena viene condizionato da una serie di distruzioni e ricostruzioni.

' 1328, nel mese di settembre, quasi all'ora terza [le nove]. Avendo il Signor Venerabile Padre Signor Aimerico di Chateluz, Conte della Provincia di Romagna, e Arcivescovo di Ravenna, e Podestà e Capitano della città di Cesena, presa e avuta in custodia da detto Comune la fortezza del Porto Cesenatico; Cecco degli Ordelaffi Capitano di Forlì, insieme col Signor Ostasio da Polenta, e con il Conte Chiaramonti che si dice Conte della Provincia di Romagna per l'imperatore Bavaro, insieme a ottocento cavalieri, e a ottomila soldati a piedi, si recò armato alla predetta fortezza cavalcando nella notte precedente il lunedì, e sia a causa di tradimento, sia perchè a custodire la fortezza non vi erano che 10 servitori, occupò la detta fortezza, fece bruciare la palizzata del porto, e ostruire l'imboccatura; poi lavorando continuamente alla distruzione della torre della fortezza di detto porto, la domenica 25 del detto mese alla sera la fecero minare, ossia crollare.'

La distruzione del porto avviene in maniera metodica: viene prima incendiata la palata, poi riempita l'imboccatura: in seguito ci si rivolge alla rocca, che dopo alcuni giorni viene abbattuta.

Il 1328, mercoledì 16, al mattino, fu riedificata, per opera del Signor Aimerico Conte della Provincia di Romagna, con l'aiuto sia del Reverendo Padre e Signor Bertrando Vescovo di Ostia e Velletri, Legato della Sede Apostolica nella Provincia di Romagna, e anche del Comune di Bologna.

La riapertura del porto necessita invece di interventi maggiori, e viene completata nel 1334 dal Legato papale Bertrando del Poggetto, che ha riconquistato Cesena dopo che questa si era ribellata alla Chiesa.
Nello stesso anno Cesena passa sotto il dominio di Francesco Ordelaffi.

Cardinale Albornoz

Nel 1356 viene però inviato in Romagna il cardinal Egidio Albornoz, con il compito di riportare alla Chiesa il dominio effettivo del territorio.
Il 3 maggio 1356 l'Albornoz, con il quale milita Galeotto Malatesta, attacca il Porto Cesenatico, prendendone possesso e incendiando ancora le palate.
Nel 1377, i cittadini, esasperati, commettono alcuni omicidi che scatenano la violenta rappresaglia dei soldati con l'eccidio di migliaia di cittadini: la cosiddetta ' Strage dei Brettoni'.

Per pagare gli arretrati ai mercenari e costringerli così a lasciare Cesena, il Cardinale Legato Roberto da Ginevra ottiene seimila fiorini d'oro da Guido da Polenta, al quale offre in garanzia Porto Cesenatico, dove nel 1373 Gregorio XI aveva nominato come castellano il suo medico e astrologo personale, il cesenate Bonachino Ambroni, per ricompensarlo delle cure ricevute.

Il 12 febbraio 1382 sarà il nuovo signore di Cesena Galeotto Malatesta riscatta il porto di Cesenatico, nominato Rettore di Romagna nel 1379 dal Papa.

Nel 1415 il porto viene nuovamente attaccato e distrutto ad opera di Braccio da Montone

Bibliografia: Storia di Cesenatico di D. GNOLA, Soc. Editrice Il Ponte Vecchio Cesena

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