A Cesenatico, fino a tutto il Settecento, le barche da pesca erano poco più di una decina nonostante il notevole consumo di pesce fin nel Trecento.
Il Pesce era un alimento sempre più essenziale in uno stato ecclesiastico, dove, in numerosi giorni e periodi dell'anno le prescrizioni religiose prevedono l'astinenza dalla carne, numerosi bandi, che regolano la vendita del pesce, si susseguono tra il Cinquecento e il Settecento;
Ogni pescivendolo doveva farsi rilasciare un ' bolettino stampato, in cui era scritto il peso, la qualità , e numero delle ceste'; un duplicato di questo bollettino doveva andare a Cesena da un Magistrato che controllava può controllare i dati.
In alcuni bandi d'epoca venivano descritti i diversi tipi di pesce con le tariffe massime di vendita, a seconda del periodo dell'anno e del calendario religioso. Una ' Tariffa dell' estima del pesce per li giorni da grasso' stabilisce invece che ' Il dopo Pranso il Pesce vale due Quattrini di meno della Mattina'.
Altre ' normative' igieniche erano precise: in estate il pesce che giungeva da Cesenatico al mattino doveva essere venduto entro le tre; quello che giungeva dopo, entro il vespro; e quello che non si riusciva a vendere in giornata, poteva essere rimesso sui banchi il giorno dopo, però con la coda tagliata per renderlo riconoscibile. Si poteva vendere anche ' fumato' (affumicato) e salato.
La motivazione principale di questa complessa normativa sulla vendita del pesce
era tenere controllata la categoria dei mercanti di pesce, i cosiddetti parcenevoli che a Cesenatico significa colui che si occupava di piazzare sul mercato il pesce appena pescato, facendo da intermediario e da 'agente' ai pescatori; saranno proprio i parcenevoli a diventare a Cesenatico il primo nucleo di quel ceto borghese che inizierà ben presto a rivendicare il proprio diritto di governare autonomamente la città .
Bibliografia: Storia di Cesenatico di D. GNOLA, Soc. Editrice Il Ponte Vecchio Cesena