Garibaldi abbandona la difesa della Repubblica Romana e prende la via degli Appennini giungendo sul versante adriatico, e si imbarca in aiuto di Venezia in lotta con gli Austriaci passando a Cesenatico dove requisisce alcune imbarcazioni.
Dalle Memorie di Garibaldi:
'Noi giunsimo a Cesenatico verso mezzanotte. All'entrata del paese trovammo una guardia Austriaca; rimasero gli uomini di quella guardia stupiti dall'improvviso nostro apparire, e profittando di quel momento di esitazione, dissi ad alcuni circostanti de' miei a cavallo: "Scendete e disarmateli". Fu l'affare d'un momento, ed entrammo quindi nel paese del quale rimasimo padroni, avendo pure arrestati alcuni gendarmi, che certo non ci aspettavano in quella notte. Una delle prime misure fu quella d'intimare alle autorità municipali di dar ordine che fossero messe a mia disposizione, quei numero di barche che mi abbisognavano per il trasporto della gente.
La fortuna, però, aveva cessato di favorirmi in quella notte. Una burrasca innalzatasi dalla parte del mare, lo aveva agitato in modo ed i frangenti erano così forti nella bocca del porto che la sortita era diventata quasi impossibile.
Qui mi valse assai l'arte mia marinaresca. Era necessario, indispensabile uscire dal porto; il giorno si avvicinava, i nemici erano vicini e per ritirata, non restava altro che il mare. Io andai a bordo dei bragozzi, barche pescherecce, feci giuntare alcune alzane a due ferri impennellati e provai di uscire fuori del porto con una barchetta, dar fondo ai ferri, per tonneggiare i bragozzi I primi tentativi furono infruttuosi. Invano si saltò in mare per spingere la barcata contro i frangenti, invano si animavano, colla voce, e con molte promesse i rematori. Solo dopo ripetute e faticosissime prove, si pervenne a portare i ferri, alla distanza dovuta, e si diedero fondo.
Tornando in porto di rebuffo, cioé mollando le alzane, dopo d'aver dato fondo ai ferri, e giunti all'ultima alzana, questa, per esser sottile e non buona, si ruppe e tutto il lavoro perduto, si dovè ricominciarlo. Era affare da impazzire simile contrarietà . Infine fui obbligato di tornare a bordo ai bragozzi, cercare altre alzane, altri ferri, con gente sonnolenta e di mala voglia che si doveva spingere a piatonate, per farla movere, ed ottenerne il necessario. Si ritentò finalmente la prova e questa volta fummo più felici e potemmo stendere i ferri quanto abbisognava.
S'imbarcò la gente divisa in tredici bragozzi. - Si vede che molti ancora erano quelli che vollero accompagnarmi, circa 200, e ben pressentivano: giacchè molti dei nostri, caduti nelle mani degli Austriaci, furon bastonati, oltre quei che fucilarono. Se ne ricordino gli Italiani! -. Il collonnello Forbes s'imbarcò per l'ultimo, essendo rimasto tutto il tempo che durarono i preparativi, all'entrata esterna del paese, facendo barricate, per respingere i nemici, se si fossero presentati. Messi fuori tutti i bragozzi, tonneggiandoli uno dopo l'altro, con tutta la gente a bordo, si distribuì a ciascun di loro, una parte dei viveri ch'erano stati requisiti dalle autorità municipali. Si diedero alcune istruzioni verbali a tutti, raccomandando di navigare più uniti che possibile, e si salpò alla via di Venezia'.
Il 2 agosto 1849 Garibaldi lascia Cesenatico sfuggendo all'arrivo degli Austriaci. Al tramonto, mentre naviga in rotta per Venezia ma, al largo della parte meridionale del Delta del Po, due, forse tre navi da guerra austriache, catturano parte dei bragozzi, mentre altri riescono a fuggire a terra a Magnavacca (ora Porto Garibaldi).
Garibaldi riesce a fuggire insieme ad Anita, che, già malata, morirà dopo poche ore.
Bibliografia: Storia di Cesenatico di D. GNOLA, Soc. Editrice Il Ponte Vecchio Cesena