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Corsari e pirati sulle coste romagnole

Pirati, o corsari che dir si voglia (i corsari sono coloro che venivano autorizzati con apposita patente di corsa da stati sovrani a depredare navi nemiche in tempo di guerra), costituivano un grosso pericolo per le coste romagnole.

Corsari Coste Romagnole

Galea Barbaresca

Erano principalmente turchi che risiedevano nella costa settentrionale dell'Africa, chiamata allora Barberìa.
Si aggiunsero anche dei pirati slavi, di religione cristiana ): gli Uscocchi (dal serbo-croato uskok, rifugiato). Muniti di veloci imbarcazioni a vela latina e a remi, attaccavano barche da pesca e navi da trasporto per depredarle e prendere prigionieri che venivano poi v enduti come schiavi nei mercati dei loro paesi d'origine.

A partire dal Cinquecento con la presenza continua di pirati sulle nostre coste il rapimento degli schiavi divenne una vera e propria industria: all'inizio del 600 si calcola che oltre 20.000 schiavi cristiani erano presenti nella sola Algeri.

Fino ai primi anni dell'Ottocento é assidua la presenza dei pirati barbareschi in Adriatico per scomparire completamente nel 1830, a causa della conquista di Algeri da parte dei Francesi e soprattutto perchè si verificano nuove condizioni: come la diffusione della propulsione a motore e l'abolizione formale della schiavitù che avviene in Inghilterra nel 1833, in Francia nel 1848, negli Stati Uniti nel 1865.

Nel 1673, per decisione dello Stato Pontificio, vengono costruite sulla costa romagnola, dal promontorio di Gabicce alla foce del Savio, varie torri di avvistamento, ancora visibili ad esempio a Bellaria e a Cervia.

Bibliografia: Storia di Cesenatico di D. GNOLA, Soc. Editrice Il Ponte Vecchio Cesena

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